SISTEMI FORAGGERI AD HOC PER PRODURRE PIÙ ENERGIA E PROTEINA

Tre fattori: pianificazione del sistema foraggero, efficienza del metodo di conservazione degli alimenti prodotti in azienda, corretta valutazione delle esigenze nutrizionali degli animali. La loro sinergia consente di aumentare la produzione di latte e ridurre gli impatti ambientali. È il percorso di due aziende zootecniche piemontesi che da anni collaborano con ABC-Italia e l’Università di Torino. La riorganizzazione della campagna al servizio della stalla ha generato un aumento dell’approvvigionamento energetico e proteico aziendale ed una riduzione della carbon Footprint del 9.8%. Ma non solo: le aziende hanno aumentato di oltre il 20% l’intensità produttiva, con risvolti positivi per la salute umana grazie ad un più favorevole profilo degli acidi grassi del latte. Ne abbiamo parlato nella pubblicazione internazionale “A Living Lab approach for sustainable intensification of dairy production: A case study of an organic and a conventional farm in northern Italy”.

 

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PIÙ LATTE, PIÙ RACCOLTO IN CAMPAGNA
E PIÙ INDIPENDENZA DEL MERCATO DEGLI ALIMENTI

L’evoluzione nasce da chi è capace di pensare fuori dagli schemi. Ci sono imprenditori, come i protagonisti di questa storia raccontata su Allevatori Top, che hanno deciso di puntare su risorse foraggere capaci di offrire fibra altamente digeribile, nonché tanta proteina ed energia. Un cambio di paradigma affrontato con la consulenza di ABC, la Spin Off dell’Università di Torino, che propone agli allevatori innovative soluzioni gestionali, adattate alle singole realtà aziendali. Il percorso agronomico ha riguardato la scelta di colture che consentano di produrre foraggi caratterizzati da una elevatissima degradabilità della fibra da abbinare al pastone integrale di spiga di mais. "Da quando abbiamo cambiato i piani colturali - dice Andrea - produciamo più latte, ma gli acquisti di mangime non sono aumentati, segno che le vacche trovano il loro nutrimento nei foraggi che produciamo. E questo ci mette al riparo delle dinamiche dei prezzi di mangimi che in alcuni momenti schizzano verso l’alto, senza che gli allevatori possano fare altrimenti”.

 

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LA QUANTITA’ DI CONCENTRATO EROGATO DAL ROBOT DI MUNGITURA INFLUISCE SULLE PERFORMANCES?

Dove c’è un robot di mungitura, c’è (almeno) un mangime. È opinione comune che il successo della mungitura automatica dipenda dal concentrato erogato durante gli accessi al robot, in particolare che a quantità maggiori di mangime corrispondano incrementi sia nel numero di visite volontarie sia nella produzione di latte. Con un’indagine svolta in alcuni allevamenti piemontesi, siamo andati a verificare la veridicità di tali affermazioni. I risultati sono stati estremamente sorprendenti: all’aumentare della quantità di mangime erogato non sempre corrisponde un miglioramento delle performance aziendali, ma si possono ottenere risultati eccellenti con quote minime di concentrato.

 

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SUPER FORAGGI: DAL TAGLIO PRIMAVERILE
UN GRANDE VALORE NUTRIZIONALE

Occorre puntare alla massima concentrazione di energia e proteina con un ridotto contenuto in fibra altamente digeribile per chilogrammo di sostanza secca raccolta. È questo l’obiettivo per poter formulare razioni a elevata efficienza per mandrie che producono più di 50 kg di latte al giorno. La pianificazione in anticipo del cantiere di raccolta e conservazione è un passo fondamentale per ottenere la qualità nutrizionale desiderata. Ne abbiamo parlato in un articolo pubblicato su Stalle da Latte

 

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